Discorso tenuto dal Dott Stefano Roccavilla Presidente dell’Ospedale di Sanfronte il 23 settembre 1945 in occasione dei 50 anni di vestizione religiosa della Superiora dell’Ospedale

 01/01/2010

Poche modeste parole, Rev. Superiora, come si addicono alla vostra modestia ed alla divisa religiosa che da 50 anni indossate e che tanto onorate; parole che vi dicono tutta la nostra ammirazione e la nostra riconoscenza per la vostra opera di bontà, di carità, di abnegazione e di zelo che avete esplicato in questi 25 anni di superiorato in questo nostro Ospedale.

Ed è per me una grande intima soddisfazione pronunciare queste parole perché fui proprio io, già allora  Presidente dell’Ospedale, che ebbi 25 anni or sono la ventura di sentirvi  designata quale Superiora di questo Ospedale dalla vostra Molto Rev Superiora Generale del Cottolengo; e voi certo non avete dimenticato quel grigio nevoso mattino del tardo Novembre del 1920, in cui vi ho incontrata in un compartimento del tram  di Saluzzo per accompagnarvi a Sanfronte; la giornata era triste e dal vostro atteggiamento traspariva anche la tristezza che incombeva anche sull’animo vostro, tristezza ed inquietudine di chi va verso l’ignoto, gravato dalla responsabilità e dalle cure che vi attendevano nell’esplicazione dell’opera vostra.

  Ma qui giunta la fiamma della vostra missione è divampata, vi metteste all’opera con fattivo entusiasmo e con salda fede ed in pochi giorni provvedeste all’impianto ed alla sistemazione dell’Ospedale che ai primi di Dicembre già era in grado di dare ricovero a qualche vecchio infermo.

E questa santa opera voi continuaste con costanza, sollecitudine e pazienza aiutata dalle buone Suore, animate dal vostro esempio; sempre serena, attenta e larga dispensatrice di conforto e di premure ai degenti ed anche a quanti altri ricorrevano a voi.

Ma la vostra opera non si è limitata al compito di carità che vi incombeva  ma foste anche una provvidenza, nella gestione, non sempre facile, per il funzionamento dell’Ospedale, curando la massima economia traendo partito anche delle minime risorse pur di poter tenere su, questa pia  opera in condizioni finanziarie assai meschine e qualche volta pericolanti.

Ma qui non finiscono, o ben voluta Superiora, i vostri meriti; la popolazione di Sanfront ben ricorda la vostra opera assai utile esplicata durante l’invasione del paese per parte dei barbari maledetti tedeschi nel luglio del1944, prima col dare rifugio nei locali dell’Ospedale, e curarne la conservazione di molti effetti personali di tanti Sanfrontesi che sarebbero stati distrutti dalla furia incendiaria di quelle belve, e anche salvare colla vostra accortezza dall’incendio le case vicine all’Ospedale.

E poi nella triste giornata del 28 Luglio, quando molti di noi cacciati dalle nostre case per aver agio i barbari di rapinare e di incendiare, ci rifugiammo sotto il tetto protettore dell’Ospedale, e qui voi unitamente alle vostre zelanti suore, tanto vi prodigaste per portare il conforto e l’assistenza a quanti erano depressi fisicamente e moralmente da tanta sciagura.

La vostra modestia, o Reverenda Superiora, non deve far velo alla verità, ed io sono ben orgoglioso di dirvi che il paese tutto ben riconosce le vostre benemerenze, tanto è vero che lanciata dall’Amministrazione e dal bravo nostro Dottore l’idea di festeggiarvi in occasione del fausto evento del cinquantenario di vostro servizio religioso e dei 25 anni di vostro superiorato  nell’Ospedale , unanime è stato il consenso; ne fanno fede le molte firme e la non trascurabile somma raccolta, per farvene omaggio e che voi vorrete accettare quale modesto, tangibile tributo di ammirazione e riconoscenza del paese.

Un’altra prova della vostra bontà e del vostro attaccamento all’Ospedale l’avete pur data nel far stampare sul vostro ricordino per il vostro giubileo d’oro, l’invocazione a Dio di far scendere le sue copiose benedizioni celesti sull’Ospedale, sui suoi Superiori, sulle Suore, sui parenti!      Queste  benedizioni noi tutti che abbiamo pure invocate per voi nella funzione or ora svoltasi nella nostra mutilata chiesa, benedizioni perché voi possiate in buona salute e per molti anni ancora essere conservata alle opere di bene e di carità tanto preziose per il nostro Ospedale.

Ed ora che sto per finire non voglio venir meno al mio dovere come Presidente dell’Ospedale, di vivamente ringraziare il nostro Vicario che tanto si è interessato per lo svolgimento di questa festicciola sia dal lato religioso che festante, che se è così ben riuscita è tutto merito suo; ringraziare le benemerite Suore dell’Asilo per aver portato la nota gaia e festosa dei bambini, le brave allieve ed i bravi allievi della Schola Cantorum, il Sig Sindaco, i Parroci e le Suore dei paesi vicini che ci hanno voluto onorare della loro presenza; debbo anche ringraziare voi tutti Sanfrontesi presenti ed assenti che avete contribuito al buon esito di questa dimostrazione alla nostra Superiora.

Ma il mio pensiero istintivamente e con profondo e pietoso cordoglio, va anche ad un purtroppo definitivo assente, a Don Boero, l’indimenticato nostro Vice Curato, che tanto attaccamento dimostrava pura al nostro Ospedale e che quivi purtroppo ha lasciato copiosa tracce del suo sangue generoso grondante dal suo corpo dolorante; il suo spirito certamente oggi aleggerà sopra di noi, propiziatore di ogni bene per la festeggiata, per l’Ospedale e per tutta Sanfronte.

Sanfrontesi!  Io so che la nostra Superiora vi è infinitamente grata per la dimostrazione che le avete data, ma so anche, che nel suo intimo, per una ben giustificata apprensione, vi rivolge una calda raccomandazione che io appassionatamente vi esterno; soccorrete, aiutate questo povero Ospedale la cui esistenza è minacciata dall’enorme rincaro della vita; provvedete che questa pia opera non debba venir meno al suo compito di assistenza, di carità a chi ha perduto il prezioso dono della salute e che la povertà rende ancor più penoso. Proverete l’intima e consolante soddisfazione di aver fatto un’opera buona ed il buon Dio vi sarà largo delle sue benedizioni.

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